Behind the curtain | Ula Wiznerowicz

06.11.2010 - 21.01.2011 Sono cresciuta nel paesino Palmowo in Polonia e sono venuta presto in contatto con il lato serio della vita. Da qui ho preso l’ispirazione di documentare fotograficamente problemi e difficoltà.

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Inn(ich)en | Elisabeth Weiss

10.07. - 02.10.2010 INN(ich)EN é la decostruzione del nome tedesco del paese San Candido/Innichen e rimanda al Dentro/Innen e al IO/ICH del paese. L'IO del paese ha tante facce, di cui una sono le facciate delle case e i loro messaggi del DENTRO; del Dentro come ancora della vita, come luogo di sicurezza. È la porta che ci conduce in quel luogo.

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Walking | Floriano Menapace

08.05. - 12.06.2010 Non ci si meraviglia più di niente, della foto di un bambino ucciso, di un eccidio, di un’autopsia, delle immagini di Auschwitz che, ormai, appartengono al passato. La cultura, anche quella visiva, naviga nella consuetudine del già visto perché ha perso la capacità di giudizio. Per trovare una via praticabile a questa situazione forse serve il rigore della scrittura, la tecnica narrativa, l’intelligenza del colore, la grammatica e, aggiungo, il recupero delle dimensioni naturali e temporali, la riscoperta degli elementi base del fare fotografia, la luce che non solo illumina, ma che serve, appunto, per scrivere.

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The Revenants | Mike Chisholm

13.03. - 07.05.2010 Questa serie di fotografie é nata durante le passeggiate quotidiane di Chisholm allo stagno nel campus dell’università di Southampton. Sono stati fotografati alcuni oggetti ritrovati nello stagno, non si sa se rifiuti portati dal vento o offerte più o meno consapevoli a spiriti protettivi. Con il nome di revenants sono indicate apparizioni di spiriti e/o vampiri in varie culture. L’idea fondamentale di questa mitologia è l’idea che i morti ritornino tra i vivi con sembianze umane, revenants appunto.

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My still life polaroids | Sabine Jelinek

30.01. - 12.03.2010 Lo sguardo di Jelinek é rivolto agli oggetti comuni di tutti i giorni. Oggetti e cose che in parte sembrano arrangiati, in parte disposti in ordine totalmente casuale. L’artista nota quello che noi inconsciamente percepiamo senza vedere. Siamo circondati da oggetti che spesso usiamo, ma di cui non sempre ne abbiamo bisogno. Non li vediamo più, ma ne cogliamo comunque l’esistenza. Rivelano molto di ciò che riteniamo sia importante nella vita. E da questo fiume d’impressioni che Sabine Jelinek coglie con la sua macchina fotografica alcuni momenti precisi. Le nature morte che affiorano nelle sue fotografie pretendono un’assoluta attenzione dell’artista per affermarsi contro il tempo. Sabine Jelinek però immortala niente. Anzi lei non immortala lo stato delle cose ma l’effimero.

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